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Le Feste, disseminate nel corso dell’anno, sono le Cattedrali del tempo. Come queste ultime infatti, esse raccolgono eventi e persone, celebrano appartenenze e religiosità rimaste solitamente sotto traccia, danno spazio alla voglia di essere felici indicandone in filigrana la ricetta: il senso del vivere ritrovato nella vicinanza rassicurante di Dio – meta e compagno del “viaggio” – e nella comunione solidale con i fratelli.

“Quante strade deve percorrere un uomo
prima che tu possa definirlo un uomo?

Risposta non c'è… perduta nel vento sarà”. (Bob Dylan)

                        

La Pentecoste ci rivela che invece la risposta c’è: ed è nel “Vento”. Non nel vento che disperde, ma nel “Vento che unisce”, nello Spirito che ci raduna dalle nostre dispersioni nel territorio comune della stessa fede in Dio e nell’uomo.

     E la ritrovata unità di intenti e di cuori dà vita alla festa.

Don Antonio Salone

Pasqua 2020

Meditazione su Gv 20,1-9

Insieme con Maria di Magdala - che qui richiama la sposa del Cantico dei Cantici - e con quanti amano il Cristo, rechiamoci anche noi al sepolcro[1].

Ci incamminiamo quand’è ancora buio[2]. C’è oscurità nella notte, ma soprattutto nel cuore di Maria. Sotto la croce ha assistito al crudele supplizio di Gesù, ha raccolto, tra le espressioni di straziante dolore, le sue parole di perdono per i carnefici (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno[3]). Quelle parole le hanno ricordato la misericordia mostrata a lei nella casa del fariseo Simone, («I tuoi peccati sono perdonati»[4]), quando le venne restituita la dignità e sentì rinascere la vita… Perché doveva finire così un uomo innocente e buono, che addirittura aveva in sé qualcosa di divino (“Chi può perdonare i peccati, se non uno solo, cioè Dio?»[5])? Non trova risposta né pace la Maddalena.

Anche noi, in questa Pasqua, siamo immersi nell’oscurità dello sconcerto per la pandemia che minaccia la salute, impedisce le relazioni sociali, mette in crisi l’economia e soprattutto ci ripresenta in toni forti la costitutiva fragilità dell’esistenza. I tristi comunicati trasmessi a ogni ora dai telegiornali ci fano sentire la presenza del nemico in agguato. Non vorremmo pronunciarlo, ma questo nemico - che, proprio come il virus, si rimodula in mille forme - ha un nome: la morte. Con questa, dicevo nella riflessione di Giovedì Santo, la vita ingaggia un prodigioso duello[6], quasi una partita a scacchi[7]. Sa fare mosse insidiose e ingannatrici, la morte; e a volte sembra che perdiamo la partita: per la fine di una relazione “vitale”, per il fallimento di un progetto tanto coltivato, per un cocente tradimento, per una infermità che ti toglie le forze, per una menomazione che diminuisce l’autostima, per una depressione che spegne la gioia di vivere, infine… per l’ultimo respiro. È questo nemico che getta ombra sui nostri giorni terreni.

Anche per Gesù è stato così. Conosciamo le vicende non facili della sua infanzia e le ostilità incontrate nel suo ministero messianico, fino alla passione e alla crocifissione. Ma alla fine, lo scacco matto lo ha fatto lui con la sua risurrezione. Tanto che S. Paolo può dire, con tono trionfale: “Dov’è, o morte, la tua vittoria?[8]. Se c’è risurrezione, alla morte spetta non la parola finale, ma la penultima mossa, quella dell’esodo da questa terra. Non però per consegnarci al nulla, come la sua falce farebbe pensare, bensì per affidarci al cuore trinitario di Dio, grembo e approdo della nostra umana avventura.

Per questo, “il primo giorno dopo il sabato[9], e dunque il primo della settimana rinumerata dall’evento pasquale[10] – poi significativamente denominato “Giorno del Signore[11] (in latino: Dies Dominica, da cui Domenica) – rappresenta per noi cristiani la festa primordiale che apre e celebra la nuova prospettiva di vita: la risurrezione come meta ultima e definitiva del nostro cammino esistenziale. E l’uomo trova qui – e dove se no? – luce per il mistero che è lui. Ed è ancora questo evento – e non ideologie di volta in volta alla ribalta della storia – che motiva e qualifica il suo agire morale, il suo molteplice impegno sociale nonché quella rete di relazioni che conferiscono al suo campare la gioiosa dimensione del vivere. Salviamo e celebriamo la Domenica – Pasqua settimanale - e la Domenica salverà noi e celebrerà la nostra vita. Anche nei suoi giorni feriali.

Lunedì in Albis 2020                                                                                                Sac. Antonio Salone


[1]A differenza della Maddalena, noi sappiamo che è vuoto. Ma seguendo l’invito dell’Angelo (“Venite, guardate il luogo dove era stato deposto”), noi andiamo ugualmente a sostare presso questo segno della risurrezione. La bella notizia è che è vuoto, pieno solo della Sua assenza e della Sua memoria. E anche oggi il (Santo) Sepolcro è l’unica tomba al mondo che viene venerata proprio perché è vuota!..

[2]fr Gv 20,1

[3]Lc 23,34

[4]Lc 7,48

[5]Mc 2,7

[6]Sequenza Victimae paschali: “La vita e la morte hanno ingaggiato un prodigioso duello”.

[7]Cfr. Igmar Bergman, Film Il settimo sigillo.

[8]1Cor 15,54

[9]Il sabato ebraico era il settimo giorno, l’ultimo della settimana.

[10]Mt 28,1; Mc 16,1.9; Lc 24,1; Gv 20,1;

[11]At 20,7; Ap 1,10.

La vita e la morte si sono affrontate in un prodigioso duello

Nella triste esperienza della pandemia abbiamo visto, con emozionante ammirazione, operatori sanitari, forze dell’ordine e volontari prodigarsi, anche a rischio della vita, per prevenire o curare, insomma per contrastare l’azione malefica del virus. Con le parole della stupenda Sequenza pasquale, potremmo dire: “La vita e la morte si sono affrontate in un prodigioso duello”.

Un duello che, pandemia a parte, è sempre in atto nella storia del singolo e dell’umanità. In questi giorni santi noi facciamo Memoriale del drammatico scontro tra il Cristo che fa risplendere la vita (cfr 2Tim 1,10) e, sul fronte opposto, il potere delle tenebre (Lc 22,53) che dà la morte.

Tante le considerazioni possibili. Qui ne propongo una, quella che da alcuni giorni è in prolungata “gestazione” nel mio animo: la vita individuale e comunitaria è il risultato del ricevere e del dare. La differenza tra una persona e l’altra, o fra una società e l’altra sta nel dosaggio di questi due ingredienti strutturali del vivere.

Gesù – che solo ha potuto affermare: “Io Sono la vita” (Gv 14,5) – è il capofila di quanti trovano gioia nel dare, più che nel ricevere (At 20,35), di quanti cioè danno senso e gioia alla loro esistenza soprattutto nel far splendere raggi di luce nella vita dei fratelli (“Uno solo il vostro maestro e voi siete tutti fratelli” - Mt 23,8). Il capofila Gesù infatti, pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini;trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce” (2Fil 2,6-8).Egli cioè, divenendo uomo, ha per così dire rinunciato all’incolumità divina e ha assunto, per donarci la salvezza, tutti i limiti della natura umana, ivi compresa la morte.

Quale salvezza?, viene da chiedersi. La risposta è dentro il vissuto di tutti noi, ma non sempre a livello cosciente. Noi avvertiamo che la nostra vita non è inutile, ed è quindi salva dal non senso, quando sta a cuore a qualcuno, che magari lo dimostra facendo sacrifici per te. In questa prospettiva il Sacrificio pasquale - che mette insieme la Croce sul Calvario e il Pane spezzato sul tavolo del Cenacolo - rivela l’amore ineguagliabile e indefettibile di Dio per te. Credere a questo amore donato è accogliere la salvezza e farne l’esaltante esperienza.

     Lo stesso Amore, poi, che nel Getsemani e sulla croce si presenta con il volto della Passione, nel giardino della risurrezione (Gv 20,16) risplende glorioso nella luce del Risorto, vincitore della morte, il più inappellabile e assurdo dei limiti umani. Vincitore per sé e per tutti, perché la vita – possa la Pasqua redimerci da questa diffusa dimenticanza! – è dono di Dio; e quando Dio fa un dono, lo fa per sempre, cioè per l’eternità.

     Dal mattino di Pasqua poi, quell’Amore si propone in una nuova sembianza (perché all’amore autentico la fantasia non manca…): si affianca a noi come perenne rassicurante compagnia: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

Buona Pasqua!

Sac. Antonio Salone

Giovedì Santo 2020

Parrocchia dello Spirito Santo

Avezzano (AQ)

tel. 0863 33266

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